Archivio di Dicembre, 2013

a Nelson Mandela

Giovedì, 12 Dicembre 2013

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un pozzo che va da un polo all’altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per l’indomabile anima mia.

Nella feroce stretta delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo d’ira e di lacrime
Si profila il solo Orrore delle ombre,
E ancora la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

 

Nelson Mandela

 

Composta dal britannico William Ernest Henley, la poesia Invictus è indissolubilmente legata alla prigionia di Mandela, che trovò in quei versi la forza per resistere alla prigionia.

 

da Schopenhauer:

Giovedì, 12 Dicembre 2013

“I pensieri messi per iscritto non sono nulla di più che la traccia di un viandante nella sabbia: si vede bene che strada ha preso, ma per sapere che cosa ha visto durante il cammino bisogna far uso dei suoi occhi.”

E non solo. Le emozioni suscitate in quel momento, il coraggio di cercare qualcosa, di tentare, di provare a seguire ciò che ti nasce dentro ed anche se sbatterai contro tanti ostacoli sii certo che tu sei già oltre.

E perché non proseguire anch’io? Ora o mai più perché basta un alito di vento e la traccia sparisce, il coraggio e la fiducia in me si perdono nell’oblio e la paura e la stima di me stesso diventano discredito e scoraggiamento. Ma non finisce qui perché come un sasso buttato nello stagno fa cerchi attorno a sé, la cosa si propaga contagiando tutto e tutti ripercuosendosi.

Ci ho provato anch’io ed accidenti se è vero!

Un amico

Pier

 

 

Da una frase di OSHO:

Mercoledì, 4 Dicembre 2013

Ogni volta che ci attacchiamo a qualcuno o a qualcosa, in un modo o nell’altro evitiamo di guardare noi stessi. Di fatto, il bisogno di attaccarsi a qualcuno o a qualcosa è un trucco per sfuggire a se stessi. E più l’altro diventa importante per noi, più lo consideriamo il centro della nostra vita, più noi ci emarginiamo alla periferia. Per tutta la vita continuiamo a rimanere centrati sull’altro. In questo modo il tuo Sé non diventerà mai il tuo centro. L’oscurità di milioni di persone può essere dissipata dalla fiamma interiore di pochi. Anche una piccola lampada fende una fitta oscurità. Con la presenza, in un paese, di una sola persona che abbia conosciuto l’immortalità dell’anima, tutta l’atmosfera, la vibrazione e la vita del paese cambierebbero.

Nosce te ipsum direbbero gli antichi latini che di queste parole, successivamente, Socrate ne fece la sua massima preferita.

In effetti è vero ancora oggi per me e per tutti, se ci pensi bene. Conosci te stesso e le tante potenzialità che hai ti si riveleranno inaspettatamente, rispetta te stesso e gli altri e sarai rispettato ed onorato. Difficile? Assolutamente no. Deve essere solamente il tuo standard di vita contribuendo in questo modo a te stesso ed agli altri. Provare per credere.

A volte vedo zombi in giro che mi farebbero compassione ma sempre mi dico “aspetta, dovranno scoprirsi pure loro”.

E quando lo fanno sii saggio a non rimarcaglielo. Il tuo piacere sarà il vederli divenire più saggi loro stessi e goderne dei frutti. Agisci dietro le quinte in silenzio ed agisci solo “ubi necesse est” (dove e quando serve). Pier