Lo sguardo di Giuseppe, l’uomo dalle labbra serrate

Quando nasce un bambino tutti corrono a vederlo. E’ incredibile come sia capace di attrarre lo sguardo il miracolo di un vita che nasce. Anch’io quest’anno sono qui a guardarti, Gesù. Mi metto in fila insieme agli altri, cerco di vedere qualcosa di questo miracolo di un Dio che si lascia vedere perché si fa uno di noi, si fa bambino. Sembra un gesto facile quello di guardare, innocente, e semplice. Invece può essere impegnativo. L’occhio è lo specchio dell’anima. Guardarti mi costringe a svelare quello che c’è nel mio cuore. Un impegno che abbiamo già perso da tempo!
I vangeli ci raccontano di tanti occhi che cercano e si posano sulla Parola che prende forme di piccolo uomo e non sono tutti uguali. Forse anche il mio sguardo svela sfaccettature diverse dal mio cuore. Una carrellata di sguardi nei quali riconoscermi, per imparare a guardare con verità. A guardare col cuore.
A volte ti guardo quasi sbirciandoti con un’occhiata veloce. Di circostanza. Una visita veloce per poi rituffarmi nella vita, che reputo sia la vita vera. Accade così anche quando incontriamo un bambino appena nato insieme a un amico o un’amica che lo portano a passeggio. Le solite frasi di circostanza, uno stupore passeggero. Due complimenti e via, un po’ di curiosità e tanta fretta. Anch’io ti guardo così: piccoli momenti nei quali i miei occhi si incrociano con i tuoi, brevi istanti ma con il cuore altrove. La fretta e la preoccupazione impediscono di fermare lo sguardo, l’affanno diventa un velo, una bella e utile giustificazione. Ma l’inquietudine, quella sana e vera, non trova pace.
Il vangelo ci racconta di tanti sguardi: quello impaurito di Erode per esempio, quello adorante dei Magi, quello meravigliato e commosso dei pastori … ma lo sguardo più bello è quello di Giuseppe e di Maria. Sguardo pieno di affetto e di premurosa cura. Sguardo di autentica tenerezza.
Vorrei quindi lasciarmi guidare dallo sguardo di Giuseppe che non parla, mai. Guarda e agisce di conseguenza. Semplicemente e gioiosamente obbedisce. Userò le parole di Papa Francesco per cercare di capire come guarda Giuseppe.
Sguardo di “discrezione, di umiltà, nel silenzio (noi che usiamo tante parole per nasconderci), ma che manifesta una presenza costante e una fedeltà totale (altra virtù passata di moda), anche - e soprattutto - quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l’amore possibile ogni momento. E’ accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazareth, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù”.
Lo sguardo di Giuseppe dice “la costante attenzione a Dio, non ai suoi bisogni e neanche ai suoi desideri, ma manifesta l’apertura generosa ai suoi segni, rivela piena disponibilità al suo progetto, non tanto al proprio. E’ uno sguardo, infine, che dice la volontà di custodire Gesù, di custodire in Gesù, l’altro, il proprio prossimo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti.” Ecco perché con Papa Francesco possiamo dire che “san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!”
Che il Signore nato per noi ci doni lo sguardo di suo padre Giuseppe che ricalca lo sguardo del Padre di tutti e Padre nostro. Amen.

Pier

 

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