Opinione personale di….Maria - Let it be - Lascia che sia

Martedì, 18 Febbraio 2020

Tanti anni fa tutte le classifiche di vendita dei dischi di tutto il mondo vedevano ai primi posti una canzone con il titolo “ Let it Be“ ( lascia che sia ). Il testo era interessante perché parlava di un concetto molto profondo e di parole di saggezza.

In effetti, quando si dice “ lascia che sia” non si parla di avere un’attitudine lassista, di subire in modo passivo e apatico, bensì di non opporsi a ciò che non si può cambiare, o non si deve cambiare e vivere il presente. Se ciò che non si può cambiare sembra una cosa ovvia, almeno in teoria e quando non si è coinvolti in prima persona, ciò che non si deve cambiare è meno scontato.

Comprendere questo concetto significa capire quando è il momento di non intervenire, significa anche rendersi conto delle proprie interpretazioni e di quanto esse siano soggettive se non addirittura egoiste.

C’è chi dice “ se io fossi Dio, eliminerei la guerra e la sofferenza.

Ma chi siamo noi per mettere in questioni queste situazioni? Poiché si tratta della naturale manifestazione di leggi universali, di effetti le cui cause non sono sempre apparenti (e non necessariamente devono esserlo). Un vecchio adagio dice “ non cada foglia che Dio non voglia”, e ci ricorda quindi che c’è una ragione per tutto.

Forse non siamo in grado di capire - forse non vogliamo riconoscere ciò che non ci piace vedere. Forse non dobbiamo capire tutto e subito, ma vivere pienamente, e la comprensione arriverà al momento opportuno.

1 “medicine-men” nordamericani si riservano di decidere se intervenire o meno, quando viene chiesto il loro aiuto. Dopo tre giorni, rispondono, con un sì, o con un no.


Questo ci porta a riflettere se una situazione oggi diffusa, cioè di sentirci autorizzati a interferire nella vita degli altri.

È facile sentirsi legittimati, indipendentemente dalla nostra professione o posizione, per esempio a “guarire ” altri, a togliere loro il fastidio, le preoccupazioni, il dolore, la sofferenza.

È facile quando non abbiamo capito che cosa sia il senso delle esperienze che ognuno di noi si trova a vivere. O quando non vogliamo guardarci allo specchio, e fare lo sforzo di “guarire ” noi stessi.

Gli insegnamenti, ci permettono di imparare ad aiutare gli altri, in modo efficace e impersonale ma senza interferire con ciò che deve essere.

Una volta che comprendiamo il significato profondo della neutralità (in tutti i sensi), possiamo dire, guardando lo spettacolo della vita e partecipandovi con piena consapevolezza, amore e rispetto: Lascia che sia (così ).

Accentazione. di Sé

Martedì, 18 Febbraio 2020

Non puoi essere altro che ciò che sei. Quindi rilassati!

L’esistenza ha bisogno di te cosi come sei.

Mi hanno raccontato.

Un re andò net suo giardino c trovò alcuni alberi, e dette pianticelle morenti, mentre alcuni erano appassiti.

La quercia disse che stava morendo perché non poteva essere alta come il pino.

Osservando il pino, il re lo trovò sofferente perché non poteva portare grappoli come la vite.

E, la vite stava morendo perché non poteva fiorire come la rosa.

Infine, trovò una pianta, la viola, fresca e fiorente come sempre, atta domanda del re, la pianta rispose: “Mi è sembrato scontato che quando tu mi hai piantata, volevi una viola, se desideravi una quercia, un pino, una vite o una rosa avresti piantato quelle. Allora ho pensato: visto che non posso essere altro che ciò che sono, cercherò di manifestarmi al meglio di me stessa”.

Tu esisti perché questa esistenza ha bisogno di te cosi come sei! Altrimenti esisterebbe qualcun altro. Tu stai adempiendo qualcosa di essenziale, qualcosa di fondamentale, cosi come sei!

Perché dovresti diventare un Buddha? Se Dio avesse voluto un altro Buddha, ne avrebbe potuti creare quanti ne voleva. Dio ha creato un solo Buddha, ed e stato più che sufficiente.

Da allora non ha più creato altri Buddha, né altri Cristo.

Invece ha creato te.

Pensa quanto rispetto ti ha dimostrato l’universo!

Sei stato scelto tu; non Buddha, non Cristo, non Krishna.

Il loro lavoro è compiuto, essi hanno contribuito con la loro fragranza.

Guarda semplicemente te stesso.

Puoi solo essere te stesso… non è possibile che tu sia qualcun altro.

Puoi goderti il tuo essere e fiorire; oppure puoi appassire, se lo condanni.

Puntoluce n:43

Riflessioni sul Reiki

Martedì, 18 Febbraio 2020

Il Reiki è un metodo di guari­gione che agisce su molti livelli, spe­cialmente su quello fisico, mentale e spirituale, il che coincide tra l’altro con l’esistenza di tre livelli Reiki. Il percorso di ascensione del Reiki può essere paragonabile a una scala di quarzo composta da tre gradini di dimensioni differenti.

Il primo di questi gradini è alto, ma in compenso ha una superficie oriz­zontale molto ampia: una volta rag­giuntolo è possibile osservare il mondo circostante da un punto di vista più panoramico, fondamental­mente diverso come dimensione pro­spettica, essendo possibile spaziare “così in alto, così in basso”, per usare l’aforisma alchemico di Ermete Trismegisto.

In questa fase l’iniziato vive una metamorfosi: i suoi canali sono direttamente collegati con l’Energia Universale, ed è proprio in questo momento che può iniziare la guari­gione fisica, mentale e spirituale. La grande superficie orizzontale serve per maniere i piedi ben stabili, senza rischiare di cadere, perché potreste provare un senso di ebbrezza, feli­cità e gioia, una sorta di vertigine e confusione. Si può credere di essere diventati improvvisamente guaritori, e ciò è normale: ognuno di noi crede di avere una sua energia un po’ spe­ciale, ma in realtà si diventa, molto più umilmente, semplici canali dell’Energia Universale.

Questo è un bivio di fondamentale importanza che richiede la vicinanza spirituale del master iniziatore poi­ché si vedrà se l’uomo è pronto a riequilibrare il suo microcosmo e ad accordarlo con il macrocosmo, sinto­nizzando le sue vibrazioni con Madre Terra e il Cosmo intero.

Raffigurando l’essere umano come una mongolfiera desiderosa di alzar­si in volo, dobbiamo necessariamen­te liberarla dalla zavorra perché, se così non fosse, potrebbe effettuare al massimo qualche piccolo balzello, mai uno splendido volo.

Il Reiki aiuterà l’uomo ad avvicinarsi alla guarigione, ma lui consapevol­mente dovrà darsi da fare, se vorrà veramente elevarsi. Per prima cosa potrà cominciare a liberarsi dalle tossine  che in molti anni avrà accumulato nel suo organi­smo, sia facilitandone l’eliminazione attraverso il sudore etc., sia diminuendone l’introduzione. Noi siamo ciò che beviamo, mangia­mo, respiriamo e pensiamo (Panfili, Medicina Ortomolecolare, Tecniche Nuove, 1994)

Una volta iniziata questa depurazio­ne, il soggetto sarà realmente libero di poter elevare il suo Sé Superiore. Con l’iniziazione al secondo livello Reiki, il canale dell’Energia Universale si fa molto più potente e splendente. Si entra in possesso di alcune chiavi di accesso all’Energia potentissime: i simboli sacri di Reiki. Da questo momento diventa sempre più importante seguire le Regole di vita di Reiki:

* Non essere arrabbiato, proprio oggi

* Non ti preoccupare, proprio oggi

* Onora i tuoi maestri, i genitori e gli anziani

* Guadagnati da vivere onestamente

* Mostra gratitudine verso tutto ciò che vive.

A questo punto abbiamo un compito molto importante, che è quello di diffondere Reiki curando gli altri, a livello energetico anche mentale, ma prima di tutto curando noi stessi. Guarirci sarà senza dubbio più rapi­do in quanto siamo ormai diventati canali dell’Energia Universale. Ora che abbiamo ritrovato il parakletos (il guaritore interno), dobbiamo ascoltarlo perché ci suggerirà come dare cuore, amore e spessore alla nostra esistenza.

La routine della vita quotidiana è sempre importante, ma lo è ancor più quando ci si avvicina alle meto­diche terapeutiche del terzo millen­nio. Cercare di osservare alcune norme elementari, o almeno una parte di esse, per la quotidianità potrà migliorare lo stato di benessere del corpo, della mente e dell’anima. Queste sono dettate dalla Medicina, ma alcune potranno essere ritrovate nei consigli della nonna, espressione di popolare sag­gezza. Svegliarsi prima dell’alba e comunque non fare la prima colazio­ne dopo le otto; lavarsi i denti dopo i pasti; mangiare lentamente e in silenzio, con la consapevolezza del cibo, e, perché no, fare Reiki alla pietanza; digiunare un giorno alla settimana; andare a dormire prima delle dieci di sera. Poi, se decidiamo di salire sul terzo gradino - e il nostro master pensa che siamo pronti e che per noi sia importante e giusto farlo - vedremo che questo è il più alto, con un piano d’appoggio stretto, quasi a forma di piramide. Inizialmente, una volta saliti, si ha la sensazione di essere proiettati verso l’alto con grande energia, solo successivamente si recupereranno le esperienze dei pre­cedenti due piani in un equilibrio superiore.

Reiki ci aiuta quando lo riceviamo da altri o con l’autotratta­mento, ma anche se decidiamo di salire su questa meravigliosa e splendente scala di quarzo. Consapevolmente si dovrà adattare l’alimentazione e le abitudini di vita, com’è giusto usufruire anche di altre vie, con la finalità di nutrire l’anima dell’uomo, di altri esseri viventi, della Terra e del Cosmo. Punto-luce

“La Verità”

Martedì, 18 Febbraio 2020

Nel tentativo di dare risposta alle numerose interrogativi esistenziali, mi capita di leggere libri, pubblicità che trattano di esoterismo, tecniche energetiche, reiki di vari stili etc. Le loro conclusioni sono notevolmente differenti dalla logica espressa nella filosofia mistica. Di fronte a tesi contrastanti, a volte, le mie certezze crollano e mi trovo disorientata, come già è capitato anche a voi.

Nel tentativo di approfondire la” verità”, allarghiamo i nostri confini esplorativi e a volte ci troviamo a percorrere vie chiassose che con il loro frastuono, oltre ad allontanarci dalla coerenza, riescono perfino a farci perdere quei valori precedentemente acquisiti con tanta fatica.

Questo è proprio il caso di alcuni insegnati e scuole di tecniche energetiche come il Reiki ecc… che si comportano allo stesso modo del cieco che pretendeva di guidare un altro cieco.

Mi trovo d’accordo sul fatto che malgrado gli sforzi operati nella ricerca della verità, nella nostra mente rimane pur sempre l’ombra del dubbio in merito alla realtà di questo valore acquisito, temendo che questa “presunta” verità possa essere solamente la deformazione di un miraggio.

Pilato formulò a Gesù una domanda chiedendo: “che cos’è la verità?” questa domanda però non ebbe risposta. Probabilmente la risposta doveva giungere non dalla rivelazione esterna, ma dalla meditazione e dal travaglio interiore dello stesso formulatore.

La verità si presenta all’analisi degli individui sotto tanti aspetti e, le angolature spesso collimano e si adattano al grado evolutivo degli individui stessi. Quindi la stessa verità espressa con formule diverse, apparentemente in contrasto fra loro, può appagare le differenti esigenze evolutive, emancipando gli individui quel poco che basta, fin quando gli stessi otterranno la facoltà di una visione analitica maggiormente ampliata, sempre bene inteso, rapportata al grado della loro comprensione.

Probabilmente riusciremo ad ottenere una visione globale della “Verità” nella sua intera essenza solo quando, per un fattore di carattere evolutivo, riusciremo a superare la soglia limitativa della mente (la quale analizza attraverso l’imperfezione dei sensi) e percepiremo la “Realtà” attraverso l’intuito e le prerogative dello spirito.

La ricerca sui quesiti esistenziali che la coscienza pone è comprensibile perché ogni spirito che intende evolvere attraverso la facoltà dell’intelletto, presto o tardi si troverà a vagare nel labirinto dell’ignoto, dove spesso incontra

solo tenebre che dovrà dissipare, accompagnato unicamente dalla facoltà dell’intuito e del discernimento. La perseveranza è il requisito fondamentale nella ricerca della verità; se poi ad essa si unisce il coraggio dell’anticonformismo, questa ricerca viene notevolmente agevolata, e il ricercatore raggiunge prima la mèta desiderata.

Ogni avventura del pensiero vissuto in tal modo acquisisce un carattere strettamente personale, e la singolarità delle esperienze differiscono da quelle degli altri.

In questa fase di ricerca, l’alternanza del flusso e del riflusso operativo rispecchia per similitudine i grandi cicli cosmici, dove l’attività si alterna alla quiete onde assimilare nel riposo la precedente esperienza e acquisire un nuovo

potere per affrontare le nuove vicende che la nuova attività propone, in un interessante progresso evolutivo.

Digiunare con la Luna fa bene se…

Martedì, 18 Febbraio 2020

“Ritengo che una riduzione della normale alimentazione per un giorno alla settimana, anche indipendentemente dai cicli lunari, possa essere senz’altro utile. Infatti, la riduzione della normale alimentazione con l’assunzione soltanto di una certa quantità di sostanze zuccherine, per un giorno alla settimana mette a riposo le funzioni digestive dello stomaco e del fegato. Inoltre, è noto a tutti che gli eccessi nell’alimentazione e nel bere comportano sonnolenza, seppure transitoria, con riduzione delle facoltà psico intellettive. Mangiando poco, non bevendo alcolici, certamente si è più svegli e più prestanti mentalmente.

“Sul piano scientifico, però, una dieta che consenta una libera scelta degli alimenti sia per quantità sia per qualità negli altri giorni della settimana difficilmente è utile per ottenere un calo del peso corporeo: per lo meno è azzardato affermarlo.

“Non ci sono controindicazioni di massima al digiuno totale di ventiquattr’ore; tuttavia chi svolge un lavoro impegnativo dal punto di vista del fabbisogno calorico, potrebbe avere qualche problema astenendosi per un giorno intero. A queste persone consiglierei di osservare una dieta molto leggera nella giornata di riposo dal lavoro, eliminando carne, i grassi, riducendo gli amidi e preferendo la frutta, ricca di zuccheri e le verdure, ricche di vitamine.

“Gli influssi e le tisane consigliati nella dieta della Luna, non sono strettamente necessari, ma non si può certo negare loro un effetto benefico, se scelti opportunamente. È noto infatti che buona parte della terapia farmacologica si basa sull’uso di sostanze di estrazione vegetale. Non mi sento però di esprimermi al riguardo e penso che sia più utile, in proposito, il parere di un esperto di erboristeria.

Ah dimenticavo, la dieta della luna si consiglia di fare al primo giorno di luna calante, il giorno dopo la luna piena.

È SOLO QUESTIONE DI OTTICA

Martedì, 18 Febbraio 2020

Siamo continuamente oppressi da pessimistiche informazioni sullo stato di crescente degrado fisico, mentale e morale in cui versa oggi l’umanità.

• Televisione, radio, stampa specialistica e non, ci propinano di continuo uno scenario apocalittico di malattie in agguato che ci procurano una nevrosi da non diagnosticabili sintomi diffusi.

•  L’argomento “giovani”, particolarmente caro alla “quinta età”, e non solo, dipinge una tela con fosche tinte e scene di orrore.

• La presenza sempre più rilevante di extracomunitari ci fa tornare alla memoria le pagine della storia che ci raccontavano le invasioni di Unni, Goti, barbari di ogni genere provenienti dall’Est e ci lasciano nell’animo una sorta di panico

L’elenco delle situazioni catastrofiche e non potrebbe così continuare toccando vari aspetti della politica, della religione e soprattutto della famiglia.

Ma noi oggi vogliamo provare a considerare ognuno di questi problemi semplicemente capovolgendone l’ottica e quindi considerandoli da una diversa prospettiva.

Salute: il tumore ci vive troppo a lato, continua a mietere vittime, è un doto di fatto, ma è anche vero che l’età media è così tanto aumentata che la riforma sulle pensioni fa cadere i governi; anche la qualità della vita è migliorata, basta

vecchi e oggi, anche se in pensione, hanno un nuovo lavoro, viaggiano, continuano a fare l’amore etc.

Giovani: l’inevitabile  disagio,  che  in ogni periodo di cambiamenti,  radicali  e troppo veloci nasce in chi si trova a cavallo delle due epoche, dà spesso origine a congiunture estreme che però non rappresentano necessariamente la prova di un malessere generale. Anzi, se osserviamo con attenzione i molti comportamenti giovanili,  dobbiamo  riconoscere una nuova capacità di andare verso l’altro; e se è innegabile che il rapporto nella famiglia è diventato più difficile altrettanto vero è però che questo potrebbe essere considerato l’avvio verso la formazione di una famiglia più vasta, quella dei propri coetanei oggi, fino ad includere in seguito altre generazioni, altri popoli, altre creature.

Immigrazione: l’aspetto  positivo di questo contesto è ancora più evidente. Accanto a limitati episodi di  violenza  e di  atteggiamenti  culturali  diversi  dai nostri,  non  possiamo  trascurare  l’enorme  apporto  concreto  che  ci  viene  da questi ospiti: manodopera per lavori oramai da noi rifiutati, sostegno ad anziani soli, aumento della scolarità (che ha dato ossigeno a molti insegnanti preoccupati della stabilità del loro posto di lavoro), nuovo impulso alle piccole realtà commerciali del luogo.

Abbiamo scelto soltanto tre realtà del nostro tempo ma siamo convinti che qualunque circostanza, qualunque episodio della storia possa essere letto da una duplice angolazione: è solo una questione di ottica.

ASTROLOGIA riflessioni

Martedì, 18 Febbraio 2020

Le mie riflessioni:

Lo studio dell’astrologia può essere d’aiuto nel percorso di crescita interiore? Sebbene l’astrologia non sia parte integrante degli studi Cabalistici , molti allievi la studiano   al fine di chiarire certi aspetti  della  propria  vita e personalità . Tuttavia, l’astrologia non è indispensabile per conoscersi . È possibile svilupparsi armoniosamente su tutti i piani e raggiungere uno stato spirituale molto elevato senza aver la minima nozione di astrologia.

Essa non è mai stata considerata dai mistici come “scienza”, bensì come “arte”, e fu a partire dalle ricerche astrologiche primitive che si sviluppò la scienza dell’astronomia. Il problema è che alcuni astrologi, con pochi anni di esperienza, dichiarano con molta certezza che la loro arte è perfettamente sicura, e ciò provoca dei conflitti tra gli scienziati e gli astrologi. Se, al contrario, gli astrologi affermassero che la loro arte si avvicina a poco a poco a un certo grado di perfezionamento, sarebbero meno criticati dagli scienziati. Possiamo riassumere alcuni punti essenziali che riguardano l’astrologia. Al momento della nascita, ogni individuo è associato in una maniera alchemica a uno dei pianeti, per mezzo della essenza vibratoria e chimica che viene soffiata nel suo corpo e che stabilisce un’affinità chimica con la natura e le caratteristiche di quel pianeta in particolare.

Così, con il primo soffio di vita, alcune combinazioni chimiche dell’energia vibratoria sono soffiate nel corpo del bambino, in consonanza con quelle dei diversi pianeti del Sistema Solare, e durante tutta l’esistenza ognuno di noi è collegato a questi pianeti secondo la natura alchemica della propria composizione fisica. Così si può affermare che certe caratteristiche, impresse nel corpo nel momento della nascita, avranno influenza sulle emozioni, sulle tendenze e sui desideri di ogni essere umano. I dodici tipi umani fondamentali sono rappresentati dai dodici segni zodiacali, e le diverse nature complesse che troviamo nella Terra risultano dalle influenze abbinate dei pianeti e dei segni zodiacali.

Anche se interessato all’astrologia per una migliore conoscenza di se stesso,   nessun   mistico   deve   dimenticare   il libero   arbitrio,   facoltà fondamentale della sua natura evoluta. Deve tenere in mente la celebre formula: “gli astri inclinano, non obbligano”.

MEDITAZIONE DEL SORRISO

Martedì, 18 Febbraio 2020

Le mie riflessioni:

Meditazione del sorriso

I muscoli del viso completamente rilassati, la bocca socchiusa, lo sguardo ci rivela serenità e bontà.

Dal profondo di sé sale un’energia che prende tutto il corpo, e poi investe noi, come una gradevole brezza.

Di riflesso, il nostro viso si distende, e poi tutto il corpo.

Anche la nostra bocca ora è socchiusa, e sorridiamo!

II sorriso spontaneo è una grande forza, che ci cambia quando lo riceviamo, e anche quando lo offriamo disinteressatamente.

Tutti abbiamo trovato sulla nostra strada, almeno una volta, un bimbo o un adulto, che ci ha fatto questo grande dono.

Anche al telefono possiamo percepire un sorriso, poiché quando un sorriso è vero e spontaneo, è ben più di un’espressione facciale o convenevole.

Per questo mese proponiamoci – o riproponiamoci - di offrire un sorriso ogni qualvolta sia possibile.

Silenzioso, discreto, può fare più delle parole e aiutare più dei soldi.

È un regalo senza prezzo né costo, ma ha una grande importanza e un grande valore, poiché dopo tutto è una manifestazione dell’amore che è in noi.

La poesia seguente, ci offre uno spunto molto interessante per riflettere sul sorriso, un’ispirazione per la vita di tutti i giorni.

Un sorriso non costa niente e produce molto

Arricchisce chi lo riceve

Senza impoverire chi li dà

Dura un istante Solo

ma talvolta il Suo ricordo è eterno

Nessuno è così ricco da poter farne a meno

Nessuno è abbastanza povero da non meritarlo

Crea la felicità in casa

è il segno sensibile dell’amicizia

Un sorriso dà riposo a chi è stanco

Rende coraggio ai più scoraggiati

Non può essere comprato, né prestato, né rubato

perché è qualcosa di valore

Solo al momento in cui viene dato

E se qualche volta incontrate qualcuno

Che non sa più sorridere

Siate generoso, dategli il vostro

perché nessuno ha mai bisogno di un sorriso

quanto colui che non può regalarne agli altri.

Martedì, 31 Ottobre 2017

Strega per una notte

Chi crede alle energie sottili, alle coincidenze, ai segni del destino e ad altri delicati misteri, può disporsi a vivere la notte di Halloween all’insegna della magia, dedicandosi ad un rituale di rinascita interiore, come vuole l’antichissima celebrazione del capodanno celtico, che cadeva il 31 ottobre, vigilia di Ognissanti (appunto “All Hallows eve”, contratto in Halloween). La notte dei fantasmi ha influssi positivi che si possono avvertire già dalla riscoperta delle sue origini, del suo significato e dei suoi simboli. “Intanto si crede che sia una festa americana, ma è un errore. È una festa Celtica, precristiana, abolita dal concilio di Trento nel cinquecento, che però è rimasta nella tradizione di molti dei nostri paesi dell’arco Alpino, dove ancora si scavano e scolpiscono le zucche a teschio che si illuminano dall’interno con candele per rischiarare la notte ai morti”, spiega l’antropologa Michela Zucca.

“Il significato della festa di Halloween è il capodanno celtico, quindi la celebrazione della fine di un ciclo e dell’inizio di un nuovo ciclo”. Consisteva nell’aprire simboliche porte tra il mondo terreno e quello ultraterreno. E, compito abolire queste barriere spirituali, era delle streghe, esseri che sapevano comunicare con i fantasmi. Ai comuni mortali spettava il compito di lasciare luci e cibo (oggi si usa ancora il pane dei morti) per i visitatori della notte. L’usanza dei travestimenti macabri, che imitavano le sembianze dei defunti, era un modo di prepararsi all’incontro con loro, di accoglierli e, insieme, di esorcizzarli. Gli scherzi, come l’andare in giro di porta in porta a chiedere “Trick or treat?” (scherzetto o dolcetto?), servivano a strappare risate, esercizio contro la morte, il sesso sfrenato voleva dare una rappresentazione orgiastica della realtà, sia in segno di scongiuro, sia come rito propiziatorio di fecondità della terra.

Ma come predisporsi, in questa notte magica, alla rinascita spirituale di cui può essere foriera l’energia che circola per il cosmo? Vi consiglio di prepararsi a vivere questo momento con un programma di purificazione:

“Qualche giorno di alimentazione leggera, per depurare il corpo e bagni catartici, perché anche una pelle molto pulita migliora la ricettività alle energie cosmiche. Poi suggerirei di bere molto, ricorrendo anche a tisane purificanti, a base di erbe diaforetiche – per sudare (sambuco…), diuretiche (ginepro, sedano, prezzemolo, equiseto…), blandamente lassative all’occorrenza (senna, rabarbaro, aloe, frangula…)

La festa di Halloween è piena di simboli. Eccone i significati presso i Celti.

La zucca – che ci fa pensare all’ortaggio trasformato in una carrozza degna di un ballo reale, simboleggia la realizzazione delle potenzialità umane. In origine i contadini Celti usavano rape e patate.

La Mela – altra protagonista della festa, vuol dire sapienza.

Le Nocciole – portano fortuna: Il “colpo” gobbo è rappresentato dal “crack” del frutto sotto lo schiaccianoci.

Il Maiale – che si dovrebbe mangiare per cena, è un animale fecondo e propiziatorio per la procreazione (una curiosità non a tutti nota è che l’antico simbolo di Milano è la scrofa, a memoria delle origini celtiche della città lombarda).

I Gatti neri – da sempre amici delle streghe, sarebbero anime reincarnate con la capacità di predire il futuro.

I Pipistrelli – Come tenerli lontani dalle lanterne di zucca e dagli altri falò accesi per Sammhain (vero nome celtico di Halloween).

IL PRIMO SOLE

Venerdì, 21 Luglio 2017

Una pelle color cacao è forse il trofeo più desiderato che ognuno cerca di portarsi a casa dalle spiagge o dalle vette delle Dolomiti.

Non è solo bellezza. Una pelle scura è pure un utile scudo, perché protegge dalle scottature solari. Come stimolare la produzione di melanina in fretta, ma anche con giudizio?

Ci sono svariati metodi naturali, per fare il pieno di tintarella senza danneggiare la salute.

Ma, ad ogni modo, i frettolosi, gli insofferenti e quelli del “tutto e subito” non devono cedere alla seduzione dell’antica fama di abbronzante del decotto di foglie di fico e dell’essenza di bergamotto. Passerebbero un brutto guaio. Il loro impiego deve essere bocciato senza mezze misure, perché contengono sostanze (gli psoraleni) in grado di aumentare la sensibilità della pelle al sole, sicché, invece di far guadagnare una cute bronzea, portano dritti dritti all’ustione. Per fortuna, c’è di meglio.

Tanta frutta Siccome il beta- carotene è contenuto, in maniera evidente o nascosta, in una notevole gamma di vegetali, un menù ricco di frutta e verdura fresca di colore rosso arancione e verde (peperoni, albicocche, pesche, spinaci, cavoli eccetera) aiuta a difendere la pelle dal sole cocente.

Una sola avvertenza: cominciare la dieta amica della melanina due o tre settimane prima della vacanza.

I RIMEDIRIMEDI

Facilita la tintarella spalmare sulla pelle, poco prima di prendere il sole, un sottile strato di olio d’oliva, oppure di avocado, di cocco, di semi di vinaccioli. Stendere l’olio dopo ogni doccia o bagno in mare.

IL SUCCO DI CAROTA

È anche utile bere succo di carota centrifugata (100- 200 grammi al giorno) due settimane precedenti l’esposizione al sole.

A rinforzare la tintarella è il beta-carotene, il pigmento che dà alla radice il caratteristico colore arancione. Esso viene depositato nelle cellule di grasso poste sotto la pelle e le colora di arancione o rossastro, conferendo all’abbronzatura un’intensità più forte e una tonalità calda, senza provocare però alcun danno.

Ma il carotene possiede altre virtù che lo rendono prezioso ai patiti della pelle dorata. Assorbe gran parte dei raggi UVA (colpevoli del foto-invecchiamento) e ne annulla gli effetti dannosi sulla pelle. Insomma, il pigmento vegetale garantisce una protezione a 360 gradi dall’azione nociva delle radiazioni ultraviolette.

LA NOCE VERDE

In un vaso di vetro con coperchio, aggiungere 50 grammi di mallo di noce sminuzzato (la noce verde, cioè immatura) a 200 grammi di olio di mais e lasciare a macerare per dieci giorni. Filtrare e conservare in un flacone di vetro scuro.

Ungere la pelle da esporre al sole e ripetere l’unzione quando l’olio è stato completamente assorbito, dopo ogni doccia o alla fine del bagno in mare.

IN ERBORISTERIA

In erboristeria si possono acquistare molti prodotti già pronti come le capsule di beta-carotene (4 o 5 al giorno), da assumere a cominciare da un mese prima di andare in spiaggia e l’olio di mallo di noce, già pronto per l’uso.

I salutisti a oltranza hanno, invece, modo di acquistare succo di carota in bottigliette di mezzo litro, risparmiandosi così il fastidio di centrifugare giorno per giorno la radice.

L’HERPES

Come sono fastidiose quelle bollicine che rovinano il sorriso! Cominciano con un pizzicore sul labbro, o attorno al naso, e qualche ora dopo c’è già un grappolo di vescicole arrossate e ripiene di un liquido incolore.

Entro una settimana diventano gialle e formano crosticine che, poi, cadono. Il colpevole di questo fenomeno fastidioso è il virus erpetico: l’herpes simplex. Spesso, a risvegliarlo dal suo letargo in qualche ganglio nervoso è proprio un eccesso di sole. Esso, infatti, indebolisce le difese del sistema immunitario dell’organismo e quindi provoca l’effetto di risvegliarlo e di farlo ritornare nuovamente attivo.

LE FRIZIONI

Fare cadere un paio di gocce di olio essenziale di santoreggia sulla zona del labbro infettata dal virus, quindi sfregare la pelle con un batuffolo di cotone, per facilitarne l’assorbimento.

L’effetto è sorprendente, se l’essenza viene applicata fin dall’inizio, cioè alla comparsa del prurito o del pizzicore, che in genere precede la comparsa delle bolle vere e proprie, e se viene rinnovata 4 o 5 volte al giorno nelle prime 48 ore. L’essenza è un liquido oleoso, giallo, molto odoroso e viene confezionata in piccole boccette con contagocce, reperibili in erboristeria.

IL SUCCO DI LIMONE

Durante i primi due giorni di contagio, con un batuffolo di cotone, applicare sulle vescicole succo di limone fresco, ogni due ore. Potrà dare sollievo alla parte.

IL PIEDE D’ATLETA

Anche seguendo alla. lettera il consiglio di non camminare mai a piedi nudi sulla piaggia, sui bordi delle piscine e nella zona delle docce pubbliche, il “fungo” dei piedi è sempre in agguato.

Poco dopo il contagio, tra le dita è facile notare desquamazioni e piccole vescicole piene di un liquido chiaro, che, poi, si estendono al dorso e alla pianta del piede. Siccome l’annidamento dei germi è favorito dalla macerazione della pelle, sono proibite scarpe di plastica e calze di fibra sintetica che, ostacolando la traspirazione del piede, facilitano il ristagno del sudore.

Preparare ima soluzione formata da 50 grammi di olio di soia in cui sono stati diluiti 5 grammi di olio essenziale di canfora e altrettanti di timo. Agitare e frizionare con il liquido le zone del piede colpite dal fungo, almeno 4 o 5 volte al giorno.

Applicare, a gocce, olio essenziale puro di santoreggia sulle parti infettate, rinnovando 4-5 volte al giorno.

IL PRURITO

Il grattarsi ha tanti perché. Ma d’estate, di prurito, ce n’è soprattutto uno, banale e fastidioso, scatenato dal caldo (per la maggiore facilità alla sudorazione) e da punture d’insetti.

L’OLIO DI MENTA

In una boccettina, diluire 10 grammi di olio essenziale di menta in 50 grammi di olio di soia. Agitare e spalmarne uno strato sottile sulla parte dove c’è prurito. Il sollievo è immediato.

Con uguale potenza, agiscono le essenze di eucalipto, mirto, camomilla e canfora.

IL BAGNO

Se il prurito è diffuso in buona parte del corpo, lo alleviano i bagni rinfrescanti.

Versare nell’acqua calda di una vasca venti gocce di essenza di menta più venti di eucalipto e immergersi per un quarto d’ora, il tempo necessario alle sostanze vegetali per agire in profondità.

Per il dopo bagno, sono in commercio polveri (come il talco mentolato, per esempio) che, disperse sulla pelle, prolungano la sensazione di freschezza e danno un forte sollievo al prurito.

LE PUNTURE D’INSETTI

Vespe, calabroni, zanzare, api e ragni sonoo compagni tanto costanti quanto inde­siderati delle nostre estati. In generale, la puntura di un insetto provoca reazioni allergiche molto fastidiose, con rossore, gonfiore e prurito.

Quelle di api, vespe e calabroni iniettano nella pelle una piccola quantità di veleno e causano localmente la liberazione di istamina, senza che, di solito, si verifichino reazioni vistose e pericolose.

Strofinare con energia foglie fresche di melissa sul punto dolente, pruriginoso e irritato in cui ha agito il veleno della puntura (ma prima togliere il pungiglione). Portano un immediato sollievo: calmano il dolore e guariscono.

Agiscono ugualmente bene strofinature con foglie fresche di menta, basilico e prezzemolo.

LA TINTURA D’EDERA

Frizionare il punto dolorante con foglie fresche di edera, sminuzzate. Siccome è di facile preparazione, è previdente allestire un po’ di tintura di edera, per averla sempre pronta a portata di mano. Prendere mezzo etto di foglie fresche, tritarle, poi metterle a macerare per due settimane in 200 grammi di alcol a 60 gradi. Finita la macerazione, filtrare il liquido scuro con un colino a maglie fitte e conservarlo in una boccetta ben tappata e munita di etichetta.

All’occorrenza, mettere due gocce di tintura sulle punture, sfregando leggermente, per avere subito sollievo.

IL SUCCO DI CIPOLLA

Applicare qualche goccia di succo del bulbo fresco di ima cipolla sulla parte irritata, per neutralizzare subito il fastidio della puntura.

Raggiungono i medesimi effetti il succo di limone e anche quello di aglio.

A livello preventivo c’è modo di acquistare spray, gel, stick, lozioni e creme a base di oli essenziali con virtù repellenti per via del loro odore che nuoce agli insetti (citronella, garofano, cannella, geranio, eucalipto), molto utili quando si vive all’aperto e soprattutto per i bambini, da applicare e spalmare sedia pelle.

Negli ambienti chiusi, è più vantaggioso vaporizzare o spruzzare gli spray al piretro (ricavato dal crisantemo insetticida, che cresce spontaneo in Dalmazia e in Africa). Ci sono, per di più, insetto repellenti omeopatici in spray o in granuli da sciogliere sotto la lingua.

LE RUGHE DEL SOLE

Se avete esagerato col sole, niente di più facile che abbiano fatto capolino piccole increspature intorno agli occhi e anche sulla fronte. È la conseguenza dell’overdose di raggi ultravioletti che favo­risce la comparsa precoce dei minuscoli solchi della pelle.

LA MASCHERA

Sbattere insieme un tuorlo d’uovo e mezzo vasetto di yogurt bianco, poi aggiungere tre cucchiai di olio di mandorle dolci e mescolare fino a ottenere una pastella morbida, omogenea e densa.

Spalmare la maschera sul viso e lasciare agire per mezz’ora. Infine, toglierla con un tampone di cotone e acqua tiepida e passare un tonico a base di amamelide.

IL SUCCO DI CAROTA

Sbattere a neve un albume d’uovo, poi aggiungere 20 grammi di succo di carota e due cucchiai di olio di germe di grano. Mescolare bene e infine spalmare sul viso. Lasciar agire per mezz’ora.

GLI IMPACCHI

Fare un impasto con quattro cucchiai di semi polverizzati di fieno greco e latte quanto basta, e spalmare sulle rughe, lasciando agire per venti minuti. Poi, togliere con acqua tiepida.

L’ESSENZA

Diluire 20 gocce di olio essenziale di lavanda e 10 di rosmarino in 3 cucchiai di olio di soia. Massaggiare bene la pelle e ripetere almeno per tre volte al giorno.

DOVE FARE

Come rifornirsi di erbe? La maniera più semplice consiste nell’acquistarle in farmacia o in erboristeria. Le più qualificate ne allineano sugli scaffali, in bell’ordine, quasi duecento specie differenti, già sminuzzate a dovere, cioè nel cosiddetto taglio-tisana.

Per non avere delusioni è necessario comperare erbe di buona qualità. Per prima cosa, non devono essere troppo vecchie, perché col passare del tempo le loro virtù diminuiscono fino a scomparire del tutto. Pretendete sempre che sia precisato il mese e l’anno di raccolta È utile anche conoscere alcuni criteri elementari per valutare alla prima occhiata gli attributi delle erbe comperate: colore e odore devono essere molto vicini a quelli del vegetale fresco, non devono distinguersi muffe, né tracce d’insetti.

A casa le erbe vanno conservate in un ambiente asciutto, in vasi di vetro scuro, sacchetti di carta o barattoli di cartone sigillati, recanti ognuno un’etichetta ben visibile col nome della pianta.

Le “carezze” del sole estivo lasciano spesso il segno. Sulla pelle poco protetta, soprattutto, un’eccessiva dose di raggi ultravioletti provoca arrossamenti e pruriti e, nei casi peggiori, vesciche e scottature.

Perché prenda forma un eritema lieve su una pelle chiara bastano quindici minuti di sole senza protezione, e venticinque ne occorrono per una scura. Rischia di più chi ha i capelli rossi o biondi, gli occhi azzurri e la pelle color latte

L’OLIO

Applicare sulla scottatura impacchi di acqua molto fredda, in modo da aiutare la pelle a disperdere il calore, poi spalmare un sottile velo di olio di germe di gra­no, oppure di olio d’oliva.

LA POLPA DI CAROTA

Stendere sulla zona colpi­ta una carota cruda grattu­giata, e lasciarla agire per una mezz’ora. Funzionano altrettanto bene una patata grattugiata e le foglie di ca­volo da cui si sia fatto uscire il succo, sfregandone la superficie con i denti di una grattugia.

L’OLIO MEDICINALE

In erboristeria è disponibile l’olio di iperico, un preparato dal colore rossastro, estratto dai fiori essiccati. Sulla zona infiammata vengono applicati impacchi imbevuti nella soluzione oleosa, da lasciare agire per mezz’ora.

GLI IMPACCHI

Versare due cucchiaini di fiori di arancio in una tazza d’acqua bollente, lasciare infondere per dieci minuti, poi filtrare. Usare il liquido per bagnare delle compresse di cotone da sistemare sulla pelle irritata.

LA POLPA DEL RIBES

Applicare immediatamente sulla pelle arrossata la polpa dei frutti di ribes rosso; è possibile evitare in questo modo la formazione di vesciche.

LE VERRUCHE

Non pericolose, ma di sicuro antiestetiche e fastidiose, le verruche in estate colpiscono come un’epidemia per via della promiscuità nei luoghi di villeggiatura e del vezzo di camminare scalzi sui bordi delle piscine, sulle spiagge e in prossimità delle docce. Il virus che ne è la causa s’insedia di preferenza nella pianta dei piedi e provoca minuscole escrescenze tondeggianti; non di rado si sviluppano in profondità per la pressione del peso, creando difficoltà a camminare.

LA TINTURA MADRE

Negli scaffali del farmacista c’è modo di trovare le tinture madri di Thuya o Podophyllum, con cui bisogna fare toccature un paio di volte al giorno. Dopo due o tre settimane di cura, la verruca diventa scura, si secca e cade senza lasciare cicatrici.

LA LINFA

Chi sa riconoscerla nei prati, può affidarsi alle sorprendenti virtù della chelidonia, una piccola erba facile da trovare un po’ dappertutto nei luoghi ombrosi, al riparo delle siepi e nei cespugli (quanti hanno poca dimestichezza con le erbe possono aiutarsi consultando imo dei tanti atlanti di botanica di­sponibili in libreria).

Ogni organo della pianta fresca è percorso da una linfa giallastra che “brucia” le verruche. Spezzato un rametto, col succo che cola si tocca ripetutamente l’escrescenza un paio di volte al giorno. La verruca assorbe il liquido e si scurisce. Poi, a poco a poco si sgretola e scompare dopo otto o dieci giorni di cura.

Prima di partire per le vacanze può essere vantaggioso farsi preparare dal farmacista questa soluzione da conservare in una boccetta di vetro scuro.

fresco        gr 20

gr 10

Alcol etilico a 20 gradi. gr 10

LE MEDUSE

Hanno un aspetto elegante e leggiadro, le meduse. Ma basta sfiorarle che subito i tentacoli, costellati di piccole sacche urticanti, scatenano un’irritazione della pelle, fastidiosa e insistente. Dopo aver provveduto a rimuovere i brandelli di tentacolo, e risciacquata la parte colpita con acqua di mare, è possibile intervenire con le erbe.

GLI IMPACCHI

Sulle lesioni applicare subito compresse di cotone imbevute nell’aceto. In un secondo momento, frizionare la zona irritata con olio essenziale di lavanda o di rosmarino.

POLPA DI CAROTA

Applicare la polpa cruda di carota (grattugiata) per lenire la zona arrossata.

L’ESSENZA DI MENTA

Per calmare il prurito, sulla parte colpita è bene stendere un velo di olio essenziale ricavato dalla menta.

L’INSONNIA

Non riesco a dormire!» Per molti è una tanta estiva quasi ossessiva. Nei mesi fila calura, umidità atmosferica, scarsa e rumori, specie in città, cospirano per scardinare la chimica del sonno. L’insonnia che ne deriva, gli specialisti l’hanno battezzata “situazionale”, per intendere che non è provocata da malattie, ma solo da una sfortunata serie di circostanze diverse.

L’insonnia spesso non risparmia neppure quanti vanno verso il lago, la montagna, la collina o il mare. Passare di colpo dall’ufficio ai fondali di Lampedusa o ai picchi del Monte Rosa, ad alcuni può richiedere una più o meno lunga fase di adattamento al nuovo ambiente e causare anche un sonno difficile.

LA TISANA

Versare due cucchiai di melissa in mezzo litro di acqua bollente e lasciare in infusione per venti minuti. Filtrare e berne un paio di tazze al giorno. Ha un gradevole odore di limone fresco.

IL VINO MEDICINALE

Mescolare 20 grammi di melissa, 10 grammi di passiflora, 10 grammi di biancospino e versare il miscuglio in un litro di vino bianco. Per una settimana, lasciare a macerare nella bottiglia chiusa con un tappo, poi filtrare. Berne un bicchierino da liquore un’ora prima di andare a letto.

IN VENDITA

Sul banco dell’erborista c’è modo di trovare già pronte la tintura di avena (prenderne 30 gocce il pomeriggio e la sera un’ora prima di andare a letto) e quelle di passiflora, di escolzia o di valeriana, tutte e quattro con notevoli virtù calmanti e rilassanti.

In farmacia, le proprietà ipnotiche di valeriana, passiflora, biancospino e camomilla sono state sfruttate per confezionare prodotti di impiego immediato, sotto forma di capsule (come Nirvanil, Anevrasi), sciroppi (per esempio Parvisedil, Sedatol, Sedopuer), oltre a confetti (Noctis, Blandonal) e bustine filtro per tisana (come Ticalma, Florerbe, Valerocalma).

IL NERVOSISMO

Al mare capita che aumentino il nervosismo e la tensione. E, in effetti, confermano i bioclimatologi, l’aerosol marino saturo di iodio e salsedine dà un colpo di frusta alla tiroide e può rendere nervosi e irritabili. Specie i bambini piccoli, gli anziani e quanti hanno già per proprio conto un temperamento “eccitabile”.

Versare due cucchiaini di fiori di biancospino nell’acqua bollente in una tazza e lasciare in infusione per dieci minuti, poi filtrare. Bere tre tisane al giorno. Moderano il nervosismo pure gli infusi di tiglio, meliloto, melissa, papavero rosso, primula e lavanda.

LA TINTURA

Prendere 30 gocce di tintura di meliloto (da acquistare in erboristeria) in un po’ d’acqua, da bere tre volte al giorno.

Chi non ama il fai-da-te, dal farmacista trova già pronti per l’uso sciroppi di passiflora, pillole di valeriana o anche bustine filtro di erbe calmanti per tisana.

L’ACIDITÀ’ DI STOMACO

Che gli stravizi estivi appicchino il fuoco allo stomaco, è facile. Il bruciore comincia circa un’ora dopo aver mangiato, specie dopo un pasto eccessivo innaffiato con abbondante vino e cibi piccanti e speziati. Quando la sensazione di acidità è soltanto un episodio occasionale, i rimedi naturali riescono a neutralizzarla, spesso con efficacia.

IL SUCCO DI PATATA

Centrifugare una patata e berne il succo poco dopo i pasti principali. È un potente antiacido.

LA TISANA

Ecco una tisana che può essere efficace contro questo disturbo. Aggiungere un cucchiaino di fiori d’arancio e un altro di verbena a una tazza d’acqua bollente e lasciare in infusione per un quarto d’ora. Filtrare con cura per mezzo di un colino e prenderne una tazza subito dopo i pasti.

L’INFUSO

Mettere in infusione per dieci minuti un cucchiaino da caffè di foglie di melissa in una tazza d’acqua bollente. Berne una tazza dopo ogni pasto.

Un cucchiaino da caffè di argilla verde in 200 grammi di acqua. Preparare la sera e lasciare riposare tutta la notte. Bere poi l’acqua argillosa in dosi di 100 grammi (un bicchiere) ai due pasti principali.

IN ERBORISTERIA

Sono disponibili bottiglie da mezzo litro di succo di patate, con proprietà antiacide. Berne mezzo bicchiere dopo i pasti. Possiedono le medesime virtù i succhi di cavolo e di carota.

LA DIARREA

Un colpo di freddo alla pancia, un pasto con cibi troppo speziati, un’abbondante bevuta di Grignolino invecchiato e subito l’intestino vuol essere liberato.

Anche certi cibi “tight”, cioè con poche calorie perché arricchiti con dolcificanti artificiali, possono provocare diarrea. Riposo e dieta liquida sono gli accorgimenti più opportuni da adottare quando si presenta questo tipo di disturbo. Ma giovano anche i prodotti vegetali, innocui ed efficaci.

IL DECOTTO

Mettere due cucchiai di radice di tormentilla in mezzo litro d’acqua, bollire per qualche minuto e tenere a bagno per un quarto d’ora. Dopo aver filtrato il liquido, berne una tazza ogni due ore.

L’INFUSO DI MALVA

Versare un cucchiaio di foglie e fiori di malva nell’acqua bollente di una tazza e lasciare in infusione per un quarto d’ora. Poi, filtrare il tutto. Nella prima giornata, bere una tazza dell’infuso ogni due ore.

L’OLIO DI FINOCCHIO

Due gocce di olio essenziale di finocchio su una zolletta di zucchero, da prendere tre volte al giorno, possono essere un altro rimedio efficace.

IN FARMACIA

In farmacia si trovano molte sostanze utili per combattere la diarrea. Bloccano gli attacchi di diarrea le pastiglie di carbone vegetale (Belloc, Carbonesia) e anche le compresse a base di pectina (come Streptomagma): questa è ima sostanza vegetale simile all’amido, capace di aumentare la densità del contenuto intestinale.

INDIGESTIONE

Un pasto con troppe portate spesso rallenta o frena bruscamente la digestione. E dopo pranzo viene anche, di solito, un fastidioso cerchio alla testa. Magari con l’aggiunta di nausea, vomito e una sensazione di peso sullo stomaco.

Quasi sempre, lo stato di malessere è di breve durata e si risolve nel giro di qualche ora. Ma la ripresa può rivelarsi più rapida se viene aiutata da blandi preparati naturali.

LA TISANA DI ANICE

I Nei casi di indigestione un rimedio efficace può essere una tisana a base di anice. Mettere due cucchiaini di semi di anice in una tazza di acqua bollente e lasciare in infusione per venti minuti. Quando la digestione è lenta, lunga e difficile, è bene berne una tazza.

L’ESSENZA

Due gocce di olio essenziale di menta su una zolletta di zucchero, da prendere poco dopo i pasti principali, possono alleviare tutti i disturbi che colpiscono lo stomaco dopo un pasto troppo pesante.

IL SUCCO

Bere un cucchiaio di succo di finocchio (da acquistare in erboristeria) un quarto d’ora prima dei pasti, in due dita d’acqua.

IN FARMACIA

Tra i prodotti da banco ne sono disponibili alcuni che possono curare il malessere che deriva dall’indigestione. Per esempio, le bustine filtro per tisana (Florerbe digestiva) ed elisir amari con genziana e rabarbaro.

Come addolcire i decotti

Parecchi rimedi a base di erbe destinati ad essere bevuti sono molto gradevoli. Quelli di tiglio, melissa, rosmarino, timo e liquirizia, ad esempio, sono infusi dal sapore soave e con un delizioso profumo. Altre erbe, però, sono assai amare. Il decotto di genziana e gli infusi di carciofo ed elicriso hanno gusti tanto aspri da risultare stomachevoli.

Una prima maniera per migliorare il sapore delle tisane consiste nel ricorrere a miele, zucchero bianco o grezzo, mannite (lo zucchero del frassino, da comprare in farmacia) e sciroppo d’acero. Chi ha problemi di linea può optare per le compresse di saccarina, o per altri dolcificanti privi di calorie. Anche la liquirizia, aggiunta sotto forma di radice sminuzzata, o di succo concentrato, o di estratto riesce a coprire gusti troppo amari.

Migliorano l’aroma: menta, timo, salvia, rosa canina, cannella e scorza di limone.

STITICHEZZA

Sarà il viaggio, sarà il cambiamento degli orari, sarà un menù a cui non si è abituati, sta di fatto che molto spesso la stitichezza è una complicazione delle vacanze. Esordisce fin dai primi giorni, e a volte resiste fino a quando non si toma a casa. Inoltre rende nervosi e agitati Che fare? Oltre ad aumentare la quota di fibre vegetali con frutta, verdura, pane e pasta integrali, la medicina verde ha molte frecce nel suo arco.

IL DECOTTO

Versare un cucchiamo di frangola nell’acqua di una tazza da tè. Fare bollire per dieci minuti, poi lasciare riposare per un quarto d’ora e filtrate con un colino. Bere la tisana a piccoli sorsi la sera prima di andare a letto.

IL VINO LASSATIVO

Mettere a macerare in un litro di vino bianco per dieci giorni 40 grammi di frangola, 20 grammi di senna e 20 grammi di anice, poi filtrate. La dose è di uno o due bicchierini prima dei pasti.

Un altro sistema naturale contro la stitichezza, che agisce senza nuocere alle delicate pareti intestinali, consiste nel mettere, la sera, 6 prugne secche a bagno nell’acqua fino a coprirle (dopo averle incise su un lato con un coltello). Il mattino seguente si mangiano le prugne e si beve l’acqua

IN FARMACIA

L’INFUSO DI MANNA

Sciogliere 50 grammi di manna in 150 grammi di latte caldo. Filtrare e poi bere l’intera quantità in una sola volta.

Tra i lassativi verdi, sono reperibili, già pronti, bustine filtro per tisane o miscele vegetali in barattolo (Kelemata, Arnaldi, Midro), cubetti a base di erbe evacuati (Ortisan), compresse di crusca (per esempio Crusken), amari al boldo o elisir al rabarbaro.

OCCHI ARROSSATI

Assieme alla pelle, l’occhio è l’organo che sconta di più gli effetti nocivi d’una esposizione troppo intensa e prolungata ai raggi solari. Ma proprio gli occhiali da sole, al mare come in montagna, vengo­no considerati un ornamento alla moda, un accessorio quasi superfluo e non indispensabile. È, invece, necessario averli (e di buona qualità) ogni volta che si prende il sole.

L’eccesso di radiazioni ultraviolette può causare arrossamento, stanchezza e lacrimazione degli occhi. Anche il vento può farli bruciare, a causa dell’effetto irritante del pulviscolo che, in vortici, solleva in aria. A volte, gli occhi sono tanto infiammati da creare addirittura la sensazione di avere granellini di sabbia appiccicati alla parte interna della palpebra superiore.

D’estate, è importante prevenire la congestione oculare con occhiali a lenti scure, ma, se il guaio prende in contropiede, un sollievo viene anche dalla farmacia vegetale.

GLI IMPACCHI

Nell’acqua bollente di ima tazza mettere un cucchiaio di fiordaliso e lasciare a riposo venti minuti con il recipiente coperto. Poi, filtrare con un colino a maglie fitte. Ogni due ore applicare sulle palpebre, per dieci minuti, due pezzuole o due compresse di cotone idrofilo bagnate in questa lozione calmante e decongestionante. Raggiungono lo stesso risultato gli impacchi con infusi di amamelide, piantaggine, camomilla, quelli di eufrasia e meliloto.

LE FOGLIE DI NOCE

Bollire per dieci minuti un cucchiaio di foglie di noce in due bicchieri d’acqua. Filtrare, lasciare raffreddare e usare il liquido per fare degli impacchi nel caso di occhi irritati e congestionati.

IL COLLIRIO

In farmacia sono disponibili colliri “dolci” con effetto astringente, calmante e disarrossante a base di amamelide virginiana (Optrex) e di mentolo e acido tannico (Blefarolin).

IL MAL D’ORECCHIO

Attenti alle orecchie a mollo! Un’eccessiva permanenza nell’acqua di mare o di lago (ma pure in quella della piscina), gli sbalzi di temperatura, il caldo estivo, offendono le orecchie, che possono diventare dolenti e infiammarsi nella parte più esterna.

Il prurito è spesso il primo segno, seguito di solito, subito dopo, da ima sensazione di dolore. La medicina verde offre alcuni rimedi efficaci e semplici da adottare, per ovviare a questi fastidiosi disturbi.

LE FRIZIONI

È consigliabile massaggiare la pelle, dietro il padiglione auricolare, specie in vicinanza del lobo, con l’olio essenziale di eucalipto oppure con quello di pino.

L’ESSENZA

Anche la lavanda è efficace. Si può inumidire un batuffolo di cotone nell’olio essenziale di lavanda e introdurlo per un centimetro circa nell’orecchio, mattina e sera.

LE GOCCE DI LIMONE

Infine le gocce. Instillare nel condotto uditivo due gocce di limone. Ripetere ogni quattro o cinque ore.

Basta una corrente d’aria fredda ed è subito tosse. Fastidiosa e insistente. A volte, decisamente insopportabile. Allo scopo di scansare guai peggiori, conviene intervenire subito per favorire l’espul­sione del catarro e disinfettare le vie respiratorie.

Versare due cucchiaini di drosera nell’acqua bollente di una tazza e lasciare infondere per venti minuti. Bere la tisana mattina e sera.

Tre gocce di olio essenziale di pino su una zolletta di zucchero da sciogliere in bocca, due volte al giorno. Vanno altrettanto bene le essenze di menta, eucalipto e mirto.

I SUFFUMIGIO

In un piccolo recipiente pieno d’acqua tenuta a bollore versare 2-3 gocce di essenza di eucalipto, poi respirare il vapore che si alza dalla superficie, tenendo un asciugamano sulla testa per disperderne la minore quantità possibile. Questo tipo di rimedio, molto efficace per le infiammazioni dei bronchi, va di solito ripetuto tre volte nella giornata.

Sul banco c’è modo di trovare molti prodotti adatti. Per esempio, lo sciroppo di timo e castagno (Tussamag), le supposte di essenza di pino (Pumilene, Ozopulmin), lo sciroppo di pino e timo (Pinedrin), le bustine per tisana a base di liquirizia, eucalipto e menta (Florerbe balsamica), le pastiglie di grindelia, marrubio e ginepro (Broncosedina), le compresse per inalazioni con timo ed eucalipto (Fomentil).